mi dicono che la maniera migliore per affrontare quest'ultimo mese di erasmus senza farsi venire un attacco isterico sia guardarsi indietro e sorridere a quello che si ha vissuto.
io concordo, anche se non ci riesco benissimo, perchè il sorriso mi si incrina e sale l'ansia. lo sforzo però lo faccio, quindi apprezzatemi per questo.
sempre più spesso guardo Lisbona e le persone con cui l'ho conosciuta e vissuta con un moto d'amore totale. quello, presumo, che viene dal sapere che questa non è la normalità, che non abbiamo tutto il tempo che vogliamo per stare insieme in questo luogo diventato capitale europea sembra per sbaglio, a volte, tante sono le occasioni in cui pare di stare in un paesino del sud invece che in una città di un milione di persone.
c'è che Lisbona al tramonto ti prende il cuore.
la follia dei Santos Populares, cervejas, sardinhas, milhares de pessoas e musica nas ruas. gli arraiais sparsi per la città, piccole feste di paese nel cuore di una capitale.
il blu dell'Alentejo, che giuro non ho mai visto prima nella vita. essere su una spiaggia letteralmente fuori dal tempo, in solitudine con 3 compagni di viaggio con cui condividi tutto, sporco sole sabbia mare e cielo. fermarsi per strada in bar che sembrano usciti direttamente dagli anni '40. l'atmosfera surreale di Evora. le discussioni su vita e religione alle 3 del mattino quando in realtà si voleva andare a letto presto.
vedere l'alba su Lisbona tentando di dormire in balcone, que no meu quarto faz um calor que nao se pode. e sullo stesso balcone giocare a carte fino alle 5 del mattino, borbottando in italiano e portoghese, invece di studiare come avremmo dovuto.
e devono ancora arrivare Porto, i Depeche Mode, i Killers, il Sudoeste, le amiche in visita, l'Algarve e chi più ne ha più ne metta.
ne abbiamo ancora di cose da fare.


continuo a scrivere a cadenza quasi mensile.
spesso penso di mettermi qui davanti allo schermo a cercare di riassumere le mie peripezie lisboetas, ma ogni volta rinuncio, sopraffatta dalla mia cronica incapacità di esprimere con le parole giuste i sentimenti che provo.
stasera però non mi tiro indietro.
mi accendo una sigaretta, metto una playlist creata un mese fa in un pomeriggio triste e ci provo a raccontare questo aprile che già sta finendo.
la notte in ospedale per una bottiglia in fronte in bairro.
ritrovare il piacere di uno spettegolio dopo cena.
pomeriggi di sole sdraiati in un parco, a far nulla, o a fare sfacciatamente i turisti, scoprendo angoli nuovi e inaspettatamente belli.
la curvatura dell'orizzonte di Cabo da Roca.
rapporti che si stringono, altri in cerca di equilibrio, altri che si incrinano per la distanza, o forse non solo.
gli occhi dei miei che si riempiono del blu dell'Alfama.
la grande festa di Kusturica.
la sensazione che la fine di quest'esperienza si stia avvicinando fin troppo in fretta che inizia a insinuarsi in tutti. che lo sappiamo bene che la data di scadenza fa parte del gioco, nel bene e nel male.
i progetti di viaggi a destra e a manca, che non vorremo mica tornare a casa senza aver visto tutto di questo Portogallo tanto piccolino.
andare a letto di nuovo con le tapparelle bene aperte, dando la buonanotte a questa città che sento mia ogni giorno di più.







e riporre in un angolo un desiderio, arrendersi all'evidenza, e accettare di godersi quello che si ha, che non è poco.

e via che anche Vasco è tornato a casa.
continuo a chiedermi come sia lasciare Lisbona in un giorno di sole.
mi sembra assolutamente surreale essere già al 9 di marzo.
scherzerete.
vivo questi giorni quasi estivi con la costante sensazione che il tempo stia scivolandomi via tra le dita.
schifosamente nostalgica come sono, mi fermo spesso a sfogliare le mie tanto amate immagini mentali di questo ultimo mese. c'è da dire che ne ho collezionate un buon numero. è solo che non trovo le parole per descriverle. è un pò che fatico a trovare le parole, proprio io che parlo tanto.
quindi per stavolta mi aiuto con la tecnologia.




![n756352251_1554454_2193[1]](http://files.splinder.com/2fdc60ec493418006084e238aec151f7.jpg)
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e dire che nell'ultima settimana di cose me ne sono successe.
non ho più un moroso, e non ho capito bene com'è successo.
continuo a non dormire e a rigirarmi nel letto la notte chiedendomi cosa voglio dalla vita senza trovare risposta. cosa sono disposta a sacrificare in nome di me stessa, del mio orgoglio troppe volte calpestato.
ho avuto il risveglio più strano della mia vita. mi sono sentita sola e stupida come non mai in questa città in cui sono circondata da persone splendide che portano una pazienza infinita con me, che fatico a riprendermi dagli effetti di una decisione che alla fine è stata mia, ma che nonostante ciò non smette di ferirmi.
mi sono scoperta cresciuta, improvvisamente.
mi sono sentita impotente davanti al dolore di un'amica, incapace di darle sollievo, proprio a lei che per me ha fatto tanto.
ma tutto questo non bastava a farmi scrivere qui.
ci voleva la partenza di Domenica. mi mancherai tesoro. atè logo.

e in questi giorni di pioggia lisboeta, continuano le despedidas.
io sono tremenda con i saluti, sono una persona nostalgica.
tutte queste partenze mi ricordano che prima o poi anche io mi avvierò verso l'imbarco di un volo per l'italia con 20 kg extra di bagaglio e chissà quanti kg in più di cose nel cuore.
ma come dicono qui "tem que ser".
prima o poi imparerò anche io a gestire meglio la cosa.
per ora mi limito a un "xau xau beijinhos igor e federica. obrigada por tudo. certeza que vamos encontrar-nos outra vez".



.. e poi c'è la notte, qui a Lisbona.
la notte quando torni a casa e arrivano i pensieri che durante il giorno riesci a scacciare in qualche modo, vuoi per la compagnia di alcune personcine meravigliose, vuoi per Praça do Comercio, luminosa e bella e grande, col Tejo che ti riempie l'anima e commuove.
la notte in cui vorresti dormire con tutte le tue forze, ma il sonno ti sfugge via appena appoggi la testa sul cuscino.
la notte e i suoi pensieri, alcuni che non vorresti avere, altri che non dovresti avere.
la notte che lascia campo libero al dolore che durante il giorno rimane quasi assopito, e che nelle serate fuori si nasconde dietro ogni risata e ogni bicchiere di birra.
la notte e la solitudine, e il vuoto che mi sento dentro e che solo una persona riesce ad allontanare.
e quindi, proprio nel bel mezzo del weekend del ritorno, quando tutti ci si ritrova, c'è la prima despedida.
e chi se ne va non è una qualunque: Maria, coinquilina di Paolo, una delle persone migliori che io abbia mai conosciuto.
torna nel Paìs Basco, l'abbiamo salutata dopo una di quelle serate strane, in cui ti diverti e non riesci a non pensare alle cose fatte con quella persona, con la nostalgia che sale poco a poco..
ma ci rivedremo presto davvero Maria.. vou ter muitas saudades tua menina..



prima di partire per venire qui 3 settimane mi sembravano tantissimo tempo e invece adesso mi ritrovo già alle prese con la valigia..
porto con me a Lisbona bei ricordi e un pò di malinconia, il dispiacere di sapere che non sarò al fianco di alcune persone in momenti importanti della loro vita, ma pazienza..
ho voglia di Portogallo, della mia vita là, solo che..
al pensiero di doverlo salutare un'altra volta mi manca l'aria.